È da un po’ di tempo che ti sei accorto che il tuo alluce si sta stortando?
Non riesci più ad indossare le scarpe senza dolore?
Alluce Valgo?

Con questo termine è definito lo spostamento laterale dell’alluce il quale, spingendo le altre dita più piccole, ne determina a catena un’ulteriore deviazione. È anche presente una prominenza alla base dell’alluce.
Poiché l’alluce è fondamentale nell’appoggio del piede e nella camminata, la sua deformità causa problemi alle caviglie, ginocchia e schiena. Meglio non aspettare che la situazione sia grave!
Da cosa può essere causato?
La causa non è ancora chiara. Possiamo distinguere due tipi di alluce valgo:
- Alluce valgo idiopatico, di cui non si conosce la causa
- Alluce valgo secondario a malattie reumatiche, artrosi, piede piatto dell’adulto, traumi
L’alluce valgo è una problematica essenzialmente femminile (nelle donne è quattro volte più frequente rispetto gli uomini), che si presenta spesso dopo i 40 anni. È stata dimostrata una componente genetica, soprattutto nelle deformità giovanili.
Al contrario di come si pensi, il tipo di scarpa non è mai tra le cause: nessuno studio lo ha dimostrato! Piuttosto, l’alluce valgo non viene tollerato in scarpe strette e con tacco alto, scarpe che peggiorano l’infiammazione ed il dolore.
Quali disturbi potresti avere?

A lungo andare, il dolore può essere persistente e presente anche a riposo. Anche le altre dita possono deviare verso l’esterno e fare male.
In questi casi è utile rivolgersi ad uno specialista per una visita ortopedica!
Quali esami sono necessari?
Per la diagnosi di alluce valgo è necessaria la radiografia del piede in 2 proiezioni in carico: consente la diagnosi, la corretta indicazione chirurgica e permette di calcolare gli angoli di correzione.
Puoi prevenirlo o trattarlo senza intervento?

Per alleviare il dolore e limitare il progressivo peggioramento, ti consiglio:
- l’utilizzo discarpe adeguate: una scarpa che riprenda la forma naturale del piede, con un tacco di massimo 4-5 cm (è meglio acquistare le scarpe nel pomeriggio/sera in quanto i piedi sono più gonfi!);
- l’utilizzo di plantari in caso di piede piatto o dolore al piede;
- l’utilizzo di divaricatori correttivi per l’alluce, in silicone o tessuto, da usare di notte;
- farmaci anti-infiammatori (ibuprofene, ketoprofene)
- terapie locali (laser, ultrasuoni,…) dopo confronto con l’ortopedico.
Quando è indicato l’intervento chirurgico?
Con le corrette indicazioni, l’intervento chirurgico rappresenta l’unico trattamento efficace. In genere l’intervento correttivo è programmabile, mai urgente.
L’indicazione chirurgica è data dallo specialista ortopedico se:
- il dolore è persistente e forte;
- non riesci ad indossare scarpe comode;
- non riesci a camminare o fare sport per il dolore;
- è presente una grave deformità;
- se i sintomi peggiorano rapidamente in sei mesi-un anno;
È inutile rimandare l’intervento; rinviando l’operazione, la deformità peggiora e si sviluppa artrosi all’alluce. In questi casi saranno necessari interventi più impegnativi e con decorso postoperatorio più lungo.
In cosa consiste l’intervento chirurgico?
La chirurgia moderna è veloce, rapida, poco dolorosa. Si esegue normalmente in day hospital (non bisogna rimanere a dormire in ospedale) e in anestesia periferica (non generale).
Una delle tecniche più diffuse ed efficaci è l’osteotomia a V: le ossa sono riposizionate nella loro corretta posizione e la funzione dell’alluce è ripristinata.
L’incisione è sul lato interno del dito, in modo tale da evitare lo sfregamento della cicatrice con la scarpa.
Dopo aver rimosso la sporgenza ossea, le ossa sono tagliate e spostate nella corretta posizione, sulla base di una precisa programmazione preoperatoria. Si procede quindi alla stabilizzazione mediante viti, cambre o piccoli chiodi.
In caso di instabilità dell’alluce, è necessario eseguire un intervento mirato al ripristino della stabilità ed alla correzione della deformità.
Nelle deformità gravi o in caso di artrosi avanzata, l’unica strada percorribile è quella di bloccare l’alluce (artrodesi). Non preoccuparti, riuscirai a camminare senza alcun problema e soprattutto il dolore scomparirà.
In questo modo otterremo un’ottima correzione ed il ripristino della stabilità
I giorni dopo l’intervento?

Nei primi giorni postoperatori sono indicati:
- protocollo di esercizi da svolgere a casa, per recuperare in tempi rapidi il movimento dell’alluce;
- farmaci per limitare il dolore (l’intervento non è così doloroso come dicono!), il gonfiore ed il rischio di trombi nelle vene.

Di solito consiglio l’utilizzo di un tutore solo di notte per i primi sei mesi postoperatori, al fine di minimizzare eventuali recidive.
Quali possono essere le complicazioni?
Ogni tipo di chirurgia presenta un rischio di complicanze o di insuccesso.
Le complicanze più frequenti dopo la correzione dell’alluce valgo sono:
- Sofferenze od inestetismi della cicatrice
- gonfiore
- rigidità
- intolleranza ai chiodi, placche o viti;
- artrosi
- dolore all’avampiede o sviluppo di dita a martello (15% dei pazienti)
- trombosi venosa
- necrosi della testa metatarsale
La recidiva è alquanto rara (<3% dei casi): nei casi in cui si verificasse, si rende necessario un nuovo intervento pressoché risolutivo.
Le tecniche mininvasive: cosa sono?
Con il termine «mininvasiva» si intende una tecnica che riduce al massimo l’esposizione necessaria ad eseguire l’intervento chirurgico: ovvero, le incisioni sono molto piccole.
Per l’alluce valgo esistono essenzialmente due tecniche:
- tecnica SERI: la stabilizzazione è ottenuta mediante chiodi (fili di Kirschner); i suoi limiti sono rappresentati dalla rigidità postoperatoria e dalla necessità di diverse medicazioni;
- Tecnica percutanea: si usano piccole frese simili a quelle usate dai dentisti. Controindicazioni assolute sono l’artrosi ed alluce valgo post-traumatico. Importante limite di queste tecniche è l’impossibilità di valutare l’effettivo stato della cartilagine e la presenza di problemi ai tessuti molli.
Nonostante le promesse pubblicitarie e la rapidità dell’intervento, le tecniche open (con incisione classica) e mininvasive non presentano alcuna differenza riguardo:
- cammino: si può camminare dal giorno stesso, con calzature specifiche;
- dolore postoperatorio;
- recupero, con svolgimento delle attività quotidiane entro due-tre mesi;
- frequenza di complicanze postoperatorie;
Il chirurgo ortopedico sceglie il tipo di intervento migliore sulla base della deformità più o meno grave, delle radiografie, nonché sulle malattie che presenti.
Cosa dobbiamo ragionevolmente aspettarci?

Ciononostante, ogni persona (ed ogni piede) reagisce a suo modo all’intervento: di norma, gran parte delle attività quotidiane sono completamente riprese entro due-tre mesi ma i tempi possono allungarsi in persone anziane, con gravi malattie, con artrosi od altre deformità del piede.
I risultati sono soddisfacenti nel 90-92% dei casi; il restante 8% presenta piccole complicanze o problemi postoperatori facilmente gestibili: queste sono maggiormente probabili se soffri di grave artrosi, diabete, problemi al cuore, se hai malattie autoimmuni o se fumi.
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Dr. Luca Monestier
Ortopedico e Traumatologo
Dal 2016 dirigente medico presso l’ASST SetteLaghi di Varese, si occupa di traumatologia in pazienti adulti e pediatrici.
Negli anni il suo interesse si è concentrato nella cura medica, ortesica e chirurgica delle problematiche della caviglia e del piede nel paziente adulto e degli arti inferiori nel bambino.
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Nonostante le promesse pubblicitarie e la rapidità dell’intervento, le tecniche open (con incisione classica) e mininvasive non presentano alcuna differenza riguardo: