Fratture Piede | Dr. Luca Monestier
Fratture di Piede

Dolore intenso o difficoltà a camminare? Hai subito un trauma al piede? Potrebbe trattarsi di una frattura.

Le fratture della caviglia e del piede rappresentano una delle condizioni più comuni in ambito ortopedico e traumatologico.

Esse possono interessare diverse ossa, tra cui il perone (o fibula), la tibia, il calcagno, l’astragalo, il mesopiede (scafoide o cuneiforme) l’articolazione di Lisfranc, il metatarso e le falangi.

Ogni segmento osseo ha caratteristiche specifiche in termini di eziologia, manifestazioni cliniche e opzioni terapeutiche.

È fondamentale riconoscere i segnali e intervenire rapidamente per evitare complicazioni e garantire un recupero completo. Scopri di più sulle diverse tipologie di fratture della caviglia e del piede, sui trattamenti disponibili e su come tornare alla tua vita quotidiana nel modo migliore!

Caviglia

Le fratture della caviglia sono molto comuni e possono coinvolgere una o più delle ossa che formano quest’articolazione complessa.

Queste fratture possono essere verificarsi a seguito di un trauma diretto, come una caduta o un incidente, oppure per torsioni anomale della caviglia (distorsione), spesso durante attività sportive.

Quali fratture possiamo distinguere?

 

 

  • Frattura del malleolo peroneale (esterno): il malleolo peroneale è la sporgenza ossea situata sulla parte esterna della caviglia, alla fine del perone;

 

 

 

  • Frattura del malleolo tibiale (interno): il malleolo tibiale è la sporgenza ossea interna della caviglia, situata alla fine della tibia. Questa frattura si verifica meno frequentemente rispetto a quella del malleolo peroneale ma può essere altrettanto grave;

 

 

 

 

 

  • Fratture bimalleolari: coinvolgono sia il malleolo tibiale che quello peroneale. Questa condizione compromette gravemente la stabilità della caviglia ed è spesso associata a distorsioni gravi oppure incidente ad alta energia (incidenti o cadute dall’alto);.

 

 

 

 

 

 

  • Fratture trimalleolari: in queste fratture sono coinvolti il malleolo peroneale, il malleolo tibiale e la parte posteriore della tibia, nota come «terzo malleolo».

Queste fratture sono spesso il risultato di traumi ad alta energia e rappresentano una delle lesioni più gravi della caviglia. Possono essere accompagnate da danni ai legamenti e alla cartilagine articolare, aumentando il rischio di complicazioni come l’artrosi post-traumatica.

  • Fratture del pilone tibiale (plafond): l’estremità inferiore della tibia, dove questa si articola con l’astragalo. Queste lesioni sono spesso causate da cadute da grandi altezze o incidenti stradali.

Questa frattura è particolarmente complessa poiché spesso coinvolge la superficie articolare, richiedendo un trattamento specialistico per prevenire deformità e limitazioni funzionali.

Quali disturbi potresti avere?

In caso di fratture di caviglia, normalmente è presente un dolore che non permette di mobilizzare l’articolazione né di camminare appoggiando l’arto coinvolto a terra.

Inoltre, presentano tipicamente gonfiore locale ed un caratteristico ematoma che sono più evidenti se il coinvolgimento è bimalleolare o trimalleolare. Nei casi più gravi, possono essere presenti ferite locali con esposizione dell’osso.

Quali esami possono essere utili?

La diagnosi viene confermata tramite radiografia della caviglia, la quale permette di valutare la gravità della condizione.
La TC è per valutare con precisione il tipo di lesione e pianificare il trattamento più appropriato.

Come puoi affrontare queste fratture?

Il trattamento delle fratture della caviglia dipende dal tipo e dalla gravità della lesione.

Il trattamento conservativo è indicato per fratture semplici e poco scomposte. Comprende:

  • Immobilizzazione con gesso o tutore per 4-6 settimane;
  • Riposo e astensione dal carico: per questo motivo è fondamentale la prevenzione di trombosi venose mediante l’assunzione di terapia eparinica
  • Riabilitazione per recuperare mobilità e forza muscolare.

Il trattamento chirurgico è necessario per fratture scomposte, instabili o che coinvolgono più ossa. L’intervento ha come scopo la riduzione della frattura e la successiva sintesi con placche e viti. In taluni casi, specialmente quelli gravi caratterizzate da estremo gonfiore e/ ferite cutanee, può essere necessaria una temporanea stabilizzazione con fissatore esterno; una volta migliorata la situazione locale, sarà possibile procedere all’intervento definitivo.

Dopo l’intervento, è fondamentale seguire un programma di riabilitazione personalizzato per recuperare la funzione della caviglia.

Ciononostante, le fratture della caviglia possono portare a complicazioni, tra cui:

  • Artrosi post-traumatica, soprattutto in caso di coinvolgimento della cartilagine articolare.
  • Rigidità e perdita di mobilità, se la riabilitazione non è adeguata.
  • Pseudoartrosi, ovvero mancata guarigione della frattura.

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Per qualsiasi evenienza puoi contattarmi e rivolgerti a me per risolvere il tuo problema. 

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Calcagno

Il calcagno è l’osso più grande del piede e svolge un ruolo cruciale nella trasmissione del carico.

Le fratture del calcagno sono spesso causate da traumi ad alta energia, come cadute dall’alto o incidenti automobilistici. In rari casi, traumi ripetuti possono portare a fratture da stress.

Quali disturbi potresti avere?

Le fratture del calcagno si presentano tipicamente con dolore intenso nella regione posteriore del piede (tallone), gonfiore locale, un caratteristico ematoma a livello del tallone, difficoltà od impossibilità a deambulare e, nei casi più gravi, ferite locali con esposizione dell’osso.

Quali esami possono essere utili?

La diagnosi viene confermata tramite radiografia del piede, la quale permette di valutare la gravità della condizione.

La TC è per valutare con precisione il tipo di lesione (classificazione di Sanders) e pianificare il trattamento più appropriato.

 

Come puoi affrontare questa frattura?

In questi casi è necessario rivolgersi ad un ortopedico specialista di piede e caviglia: dopo un’attenta valutazione, è possibile definire il trattamento appropriato per ottenere un ottimo ritorno alle attività quotidiane.

Le opzioni terapeutiche dipendono dal tipo e dalla gravità della frattura:

  • Trattamento conservativo: è riservato per fratture parcellari e non scomposte, o in pazienti con controindicazioni alla chirurgia (infezioni, diabete mellito).

Prevede l’immobilizzazione con stivale gessato e fisioterapia;

  • Trattamento chirurgico: è indicato per tutte le fratture scomposte o che interessano le superfici articolari. Prevede l’osteosintesi con placche e viti o tecniche mini-invasive.

Cosa mi aspetta dopo l’intervento chirurgico?

Il decorso post-operatorio è lungo: la riabilitazione è essenziale per il recupero della funzionalità e per prevenire complicanze come l’artrosi post-traumatica.

Ciononostante, essendo queste fratture molto gravi, spesso residuano zoppia e difficoltà a camminare.

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Altri

Astragalo (o Talo) 

L’astragalo è un osso importantissimo per l’articolazione della caviglia. Le fratture di questo osso sono spesso il risultato di traumi ad alta energia, come cadute o incidenti stradali.

L’astragalo è un osso molto particolare, poiché quasi totalmente rivestito da cartilagine articolare. La scarsa vascolarizzazione dell’astragalo rende queste fratture particolarmente delicate a causa del rischio di necrosi avascolare (perdita dell’afflusso di sangue all’osso).

Quali disturbi potresti avere?

Le fratture dell’astragalo si manifestano con dolore acuto nella regione anteriore o laterale della caviglia, tumefazione e limitazione del movimento della caviglia.

Quali esami possono essere utili?

Le radiografie standard e la TC sono fondamentali per identificare il tipo di frattura e valutare il coinvolgimento articolare.

 

Come puoi affrontare questa frattura?

Il trattamento delle fratture dell’astragalo dipende dalla loro localizzazione e gravità:

  • Trattamento conservativo: è riservato per fratture parcellari e non scomposte, o in pazienti con controindicazioni alla chirurgia (infezioni, diabete mellito);

  • Trattamento chirurgico: necessario per fratture scomposte o con dislocazione dell’osso fuori dalla sua sede. In questo caso è indicata la osteosintesi con placche o viti.

Cosa ti aspetta dopo l’intervento chirurgico?

Il decorso post-operatorio è lungo: sono necessari controlli anche fino ad un anno per documentare immediatamente l’eventuale sviluppo di necrosi avascolare. In questi sfortunati casi, un secondo intervento risulterà necessario.

 

Scafoide Tarsale

Le fratture dello scafoide tarsale sono relativamente rare e di solito si verificano in seguito a traumi ad alta energia, come incidenti stradali o sportivi. Possono anche essere causate da stress ripetitivo, come avviene nei corridori.

Quali disturbi potresti avere?

Queste fratture si manifestano con dolore e gonfiore nella parte mediale del piede, difficoltà nella deambulazione e dolore alla palpazione dello scafoide

Quali esami possono essere utili?

La diagnosi richiede radiografie e, in alcuni casi, una TC o risonanza magnetica per identificare eventuali fratture da stress o articolari.

Come posso affrontare questa frattura?

Il trattamento è spesso conservativo: è prevista quindi un’immobilizzazione con stivale gessato o tutore. In caso di scomposizione, interessamento articolare oppure di collasso dello scafoide, è indicato il trattamento chirurgico mediante viti e placche.

 

Cuboide

Le fratture del cuboide sono spesso causate da traumi diretti, come impatti violenti o schiacciamenti, oppure da traumi indiretti associati a lussazioni dell’articolazione di Lisfranc.

Quali disturbi potresti avere?

I segni clinici includono dolore e gonfiore nella parte laterale del piede e difficoltà a caricare il peso sul piede interessato.

Quali esami possono essere utili?

Le radiografie standard sono utili per la diagnosi, integrate da una TC nei casi complessi.

Come puoi affrontare questa frattura?

Il trattamento può essere:

  • Conservativo: in caso di fratture non scomposte, e prevede l’immobilizzazione con gesso o tutore, e riposo.
  • Chirurgico: nei casi di fratture scomposte o instabilità articolare, con fissazione interna mediante viti o placche.

 

Articolazione di Lisfranc

Le lesioni dell’articolazione di Lisfranc coinvolgono la regione tarso-metatarsale, ovvero la parte centrale del piede.

Queste fratture possono verificarsi in seguito a traumi diretti (es. caduta di un oggetto pesante sul piede) o indiretti (es. torsioni forzate durante attività sportive). Tipicamente queste fratture interessano i motociclisti che si procurano un trauma al piede con la pedivella.

Quali disturbi potresti avere?

I segni clinici includono dolore intenso al dorso del piede, gonfiore e ecchimosi (soprattutto nella pianta del piede dove è visibile un caratteristico ematoma), difficoltà ad appoggiare il piede.

 

Quali esami possono essere utili?

La diagnosi viene confermata con radiografie: l’ideale sarebbe eseguirle in carico, ma è difficile eseguirla per il dolore.

Queste lesioni sono molto insidiose in quanto nel 50% dei casi non sono documentabili attraverso una semplice radiografia

Pertanto, approfondimenti diagnostici come la TC e la risonanza magnetica sono importanti per completare la diagnosi.

Come puoi affrontare questa frattura?

Il trattamento delle fratture di Lisfranc può includere:

  • Conservativo: indicato per lesioni stabili senza lussazione.

  • Chirurgico: necessario per fratture instabili o scomposte, con fissazione interna tramite fili di Kirschner, viti o placche.

Cosa mi aspetta dopo l’intervento chirurgico?

Il recupero richiede un lungo periodo di immobilizzazione e fisioterapia per ripristinare la funzionalità.

Le lesioni dell’articolazione di Lisfranc, colpendo la chiave di volta dell’arcata plantare, spesso determinano conseguenze come artrosi, appiattimento dell’arco plantare e difficoltà a camminare.

 

Ossa metatarsali

Le fratture del metatarso sono comuni e possono derivare da traumi diretti (es. caduta di un oggetto pesante), traumi indiretti (es. distorsione del piede) oppure stress ripetitivo, come avviene nei corridori o nei ballerini: in questo ultimo caso parleremo di fratture da stress.

Quali disturbi potresti avere?

I sintomi includono dolore localizzato sul dorso del piede, gonfiore e, talvolta, ematomi, difficoltà a camminare per dolore, e deformità evidente nei casi di fratture scomposte.

Quali esami possono essere utili?

La diagnosi si basa su radiografie standard. Approfondimenti come la TC o la risonanza magnetica devono essere indicati dallo specialista ortopedico, dopo attenta valutazione.

Questi approfondimenti sono necessari in caso di interessamento articolare oppure di fratture da stress.

Come puoi affrontare questa fattura?

Il trattamento varia in base al tipo di frattura:

  • Conservativo: consigliato per fratture non scomposte, con immobilizzazione tramite stivale rigido o bendaggio funzionale;
  • Chirurgico: per fratture scomposte o instabili, con osteosintesi interna mediante viti, fili di Kirschner o placche dedicate.

La riabilitazione è fondamentale per ripristinare la funzionalità e prevenire complicanze.

 

Falangi

Le fratture delle falangi sono spesso causate da traumi diretti, come schiacciamenti o impatti violenti, ma possono anche derivare da movimenti bruschi.

Quali disturbi potresti avere?

Le manifestazioni includono dolore acuto localizzato al dito, deformità del dito, gonfiore locale ed arrossamento, oltre che a difficoltà nel movimento del dito interessato.

Quali esami possono essere utili?

La diagnosi è generalmente confermata con radiografie standard.

Come puoi affrontare questa frattura?

Le opzioni terapeutiche comprendono:

  • Conservativo: consigliato per fratture non scomposte, spesso con immobilizzazione tramite taping o stivale.
  • Chirurgico: indicato per fratture scomposte o instabili, con fissazione mediante fili di Kirschner, placche o viti.

La ripresa dell’attività normale avviene generalmente in tempi brevi, ma è importante seguire un programma riabilitativo.

 

Le fratture del piede possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita del paziente. Una diagnosi precoce con un ortopedico specialista di piede e caviglia e un trattamento adeguato sono fondamentali per garantire il miglior recupero possibile.

La collaborazione tra ortopedici, fisioterapisti e pazienti è essenziale per ottimizzare i risultati clinici e funzionali.

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Dr. Luca Monestier

Ortopedico e Traumatologo

Dal 2016 dirigente medico presso l’ASST SetteLaghi di Varese, si occupa di traumatologia in pazienti adulti e pediatrici.

Negli anni il suo interesse si è concentrato nella cura medica, ortesica e chirurgica delle problematiche della caviglia e del piede nel paziente adulto e degli arti inferiori nel bambino.

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