Sindrome di Haglund | Dr. Luca Monestier
La Sindrome di Haglund

Soffri di dolore persistente dietro il tallone?
Scopri se è la sindrome di Haglund e come trovare sollievo!

Sindrome di Haglund

La sindrome (malattia o morbo) di Haglund è una condizione dolorosa che colpisce la parte posteriore del calcagno, ovvero il retro del tallone. Questa problematica si sviluppa in maniera progressiva e si manifesta con la formazione di un’infiammazione e un rigonfiamento osseo nella parte posteriore del calcagno, proprio vicino al tendine d’Achille. Questo può portare a dolore e disagio, specialmente quando si indossano scarpe che sfregano contro questa zona.

La sindrome di Haglund si manifesta sia negli uomini che nelle donne, maggiormente nella fascia tra i 15 e i 30 anni. Tende a colpire più frequentemente sportivi di qualsiasi livello, in particolare i runners, ma in realtà a soffrirne non sono solo loro.

La malattia di Haglund è contraddistinta da tre elementi:

  1. Deformità o esostosi di Haglund = protuberanza del margine supero-laterale del calcagno, appena davanti al punto in cui il tendine achilleo si inserisce sull’osso;
  2. Tendinopatia achillea = infiammazione cronica del tendine di Achille;
  3. Borsite pre-achillea = infiammazione di un cuscinetto (borsa) posta tra il tendine ed il calcagno; inoltre, il tessuto adiposo vicino può irritarsi quando, per esempio, il tallone sfrega contro le scarpe. 

In questo articolo, avrai l’opportunità di approfondire tutti gli aspetti della malattia (insorgenza, sintomi, evoluzione) fino al suo trattamento, che potrà essere conservativo o chirurgico.

Da cosa è causata la sindrome di Haglund?

Il morbo di Haglund è spesso causato da una combinazione di fattori meccanici, genetici e ambientali. Tra le cause più comuni troviamo:

  • Conformazione del piede: alcune persone sono più predisposte a sviluppare il morbo di Haglund a causa della forma naturale del loro piede. Per esempio, il piede cavo (l’opposto di un piede piatto) presenta una pronunciata volta plantare, con conseguente aumento della pressione sul tallone e sul tendine achilleo;
  • Difetti posturali: un appoggio scorretto del piede o l’uso di plantari non adeguati possono contribuire all’insorgenza della patologia, poiché modificano il modo in cui il piede entra in contatto con il suolo e con le calzature. Anche una brevità del tendine achilleo può aggravare la situazione;
  • Attività sportiva: gli atleti, in particolare i corridori, possono sviluppare il morbo di Haglund a causa dello stress ripetitivo e della pressione costante sul tallone. Anche gli sport che richiedono frequenti salti o movimenti bruschi possono aumentare il rischio.
  • calzature inadeguate: tutte le scarpe con il bordo posteriore rigido e stretto, creano in generale una pressione sul calcagno che può contribuire ad aggravare l’infiammazione quando si cammina; tipici esempi sono calzature antiinfortunistica oppure scarpe strette e con tacco alto.

Quali sintomi potresti avere?

La sindrome di Haglund è caratterizzata da forti dolori localizzati dietro e sotto il calcagno. Il dolore può essere accentuato da prolungate camminate e corse, oppure dal semplice salire e scendere le scale.

La prominenza ossea del calcagno provoca infiammazione, arrossamento e gonfiore laddove la cute sfrega contro la scarpa. L’infiammazione è spesso accompagnata da una sensazione di calore e ipersensibilità al tatto.

Poiché la protuberanza ossea sporge e sfrega contro le scarpe, è comune lo sviluppo di calli o vesciche nel punto di contatto.

In questi casi è utile rivolgersi ad uno specialista per una visita con un ortopedico esperto di piede!

Quali esami sono necessari?

Se presenti questi sintomi, è utile sottoporsi ad alcuni esami prima di recarti dallo specialista ortopedico:

  • Radiografia: indispensabile per identificare la sporgenza del calcagno, le caratteristiche anatomiche del piede ed eventuali calcificazioni nel contesto del tendine d’Achille;

 

  • Ecografia e RMN: molto utili per studiare la borsite e il tendine achilleo.

Quali sono i rimedi conservativi?

Fare una diagnosi corretta ed accurata serve anche a valutare la migliore strategia terapeutica. La strategia di trattamento dipende dallo stadio in cui viene diagnosticata l’esostosi di Haglund e mira ad alleviare il dolore e a ripristinare la capacità di sopportare bene le sollecitazioni durante lo sport o il lavoro.

Negli stadi iniziali si procede con il trattamento conservativo, ovvero:

  • Ghiaccio 15-20 minuti al massimo (per evitare ustioni a frigore) ogni 2-3 ore;
  • il riposo funzionale: è consigliabile rinunciare temporaneamente a sport che sollecitano eccessivamente i tendini achillei (corsa, salti, basket, pallavolo) e prediligere attività come il nuoto o la bicicletta; una volta risoltosi il problema, non vi sono controindicazioni alla ripresa dell’attività;
  • lo stretching del tricipite surale (polpaccio);
  • l’utilizzo di calzature adeguate (con suola morbida e ammortizzante); 
  • l’adozione di talloniere o plantari ortopedici personalizzati e realizzati sulla base di un esame baropodometrico;
  • mantenimento di un peso corporeo ottimale;
  • i farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) somministrati per via locale (cerotti) od orale.

Nell’ambito della fisioterapia, sono consigliabili cicli di:

  • massoterapia decontratturante, rinforzo muscolare eccentrico, rieducazione propriocettiva;
  • laserterapia;
  • tecarterapia;

Le infiltrazioni locali con corticosteroidi, molto efficaci nel controllo dell’infiammazione e del dolore, sono, invece, da evitare per non danneggiare e possibilmente rompere il tendine d’Achille.

Quando è indicato l’intervento chirurgico?

La terapia per la sindrome di Haglund richiede tempo, ma promette buoni risultati. In alcuni casi, tuttavia, le misure terapeutiche conservative da sole non consentono di raggiungere un successo duraturo. Spesso si verificano ricadute o l’infiammazione persiste per mesi. In tal caso, si prendono in considerazione misure chirurgiche.

È importante ricordare che la chirurgia è considerata solo come ultima opzione, quando i trattamenti conservativi non hanno avuto successo.

L’intervento chirurgico dipende dalla gravità della situazione e da quali strutture sono interessate.

Nello specifico sono eseguite le seguenti procedure:

  • calcagno: calcaneoplastica, che consiste nell’asportazione chirurgica della protuberanza ossea nella zona posteriore, per ridurre la compressione ed il dolore;
  • borsa retroachillea: bursectomia, ovvero asportazione della borsa;
  • tendine achilleo: nei casi più complessi, può essere necessario intervenire sul tendine d’Achille, asportando calcificazioni o aree degenerate, suturando eventuali lesioni, nonché modificare la lunghezza o l’inserzione sul calcagno per ridurre la tensione e migliorare la mobilità;

Come puoi fare prevenzione?

Ecco alcuni suggerimenti per prevenire il morbo di Haglund:

  • lo stretching del tricipite surale (polpaccio);
  • l’utilizzo di calzature adeguate (con suola morbida e ammortizzante): in fase di acquisto di scarpe da running, bisogna assicurarsi che quest’ultime siano morbide ed elastiche nella zona del tallone e che non esercitino pressioni. Le scarpe devono vestire bene, in quanto lo scivolamento del piede avanti e indietro provoca attrito tra il tallone e la scarpa, favorendo la formazione di un tallone di Haglund.
  • Quando acquistiamo invece scarpe da usare tutti i giorni, dovremmo assicurarci che non siano troppo strette e controllare che siano realizzate in materiali morbidi e dotate di un bordo alto. Queste scarpe stabilizzano il tallone riducendo lo strofinio sul bordo della scarpa e, di conseguenza, lo sviluppo di infiammazioni;
  • evitare scarpe con tacco alto e dorso posteriori rigido;
  • utilizzo di plantari;
  • evitare di correre in salita o su superfici dure.

Hai buone speranze di guarigione?

La buona notizia per i pazienti affetti dal morbo di Haglund è che, nella maggior parte dei casi, è possibile ottenere un miglioramento significativo dei sintomi e persino una risoluzione completa del problema con i giusti trattamenti. Seguendo le indicazioni mediche, adottando calzature adeguate e utilizzando plantari o supporti ortopedici, molti pazienti riescono a tornare a camminare senza dolore e a riprendere le loro attività quotidiane.

Nei casi in cui si rende necessario l’intervento chirurgico, la prognosi è generalmente positiva: ciononostante, è bene essere consapevoli che un paziente su cinque continuerà ad avvertire dolore e problemi al piede, nonostante l’operazione.

Con un percorso post-operatorio di riabilitazione mirata, i pazienti possono recuperare completamente la funzionalità del piede e tornare a una vita attiva e senza dolore. È fondamentale, però, seguire le indicazioni del medico e rispettare i tempi di recupero.

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Dr. Luca Monestier

Ortopedico e Traumatologo

Dal 2016 dirigente medico presso l’ASST SetteLaghi di Varese, si occupa di traumatologia in pazienti adulti e pediatrici.

Negli anni il suo interesse si è concentrato nella cura medica, ortesica e chirurgica delle problematiche della caviglia e del piede nel paziente adulto e degli arti inferiori nel bambino.

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